lunedì 7 dicembre 2015

Ancora su Guccini, e altri cantautori innanzi al giudice

Rischiando di scontentare chi ci accusa di pestare sempre nello stesso mortaio, torniamo a parlare di Francesco Guccini.

  Francesco Guccini con Federico Montalto, autore, nel catalogo "Giustizia    a strisce", del capitolo su Zagor; Pavana, 26/6/2014

ll grande cantautore, che ha deposto la chitarra tre anni fa, è tornato  nei negozi di dischi con un cofanetto celebrativo.

Del Nostro abbiamo ricordato qui l’opera come sceneggiatore di fumetti, partendo da una sequenza di ambientazione processuale; ora prendiamo spunto dai testi del cofanetto per cercare un altro spunto giuridico, e lo troviamo nel commento alla celebre canzone “L’avvelenata”, pubblicata nel 1976:

<<ad Imola, un maresciallo dei carabinieri mi denunciò per oltraggio al pudore perché c’era qualche parolaccia qua e là nel testo. Ci fu un processo, a cui non venni convocato perché assolto in istruttoria; nella sentenza di cui non possiedo più copia, per averla regalata ad un mio amico avvocato, si dichiarava che quelle son le parole che chiunque legittimamente direbbe nei momenti d’”avvelenata”>>.



Dunque Guccini ha rischiato un processo penale; esattamente vent’anni prima uno scapestrato e ribelle Fabrizio De André, ancora non divenuto  celebre cantautore,  era incappato in un peccato di gioventù che avrebbe poi raccontato così: <<A sedici anni fui anche processato. Ero in vacanza con i miei a Bardonecchia, mi ero innamorato di Anna T., una ragazzina, e avevamo deciso di sposarci. Così, all'una di notte, andammo davanti alla chiesa, tirai giù la porta a spallate e, una volta entrati, ci mettemmo a fare l'amore su una panca. Richiamata dal rumore arrivò gente, fui processato per direttissima - violazione di luogo sacro, effrazione, atti osceni in luogo sacro - e alla prima e unica udienza il pubblico ministero mi definì un teddy-boy. Me la cavai solo perché mio padre, probabilmente pagandolo, convinse il parroco a ritirare la denuncia>>.

Il termine teddy-boy, ad un appassionato di fumetti, fa pensare a Teddy Bob, personaggio ideato da Pier Carpi e pubblicato molto più tardi, a partire dal 1966.


Ma il cantautore per eccellenza condotto a processo è Roberto Vecchioni, che trasfigurò quella esperienza (dalla quale uscì assolto, ma dopo essere stato in carcere) mettendo in musica un’invettiva di grande successo: “Signor Giudice”.

Un grande fumettista come Andrea Pazienza disegnò la copertina del 45 giri, ed anche quella dell’LP che conteneva il brano:





Giudici in copertina di dischi a 45 giri ce n’è stato più d’uno; ecco un raro disco di Fabio Trincale.


Trincale era un cantastorie; girava l’Italia accompagnandosi con la chitarra e narrando storie che mostrava al pubblico su grandi cartelloni disegnati, che avevano qualcosa in comune con i fumetti.
La tecnica dei cantastorie è esistita in tutto il mondo; ecco due note immagini da una versione a cartelloni di Batman realizzata in Giappone negli anni Sessanta (pare che il termine giusto sia “Kamishibai”).



E con i cantastorie torniamo a Guccini, che di questi personaggi parla nel suo “Dizionario delle cose perdute” del 2012:


Infine, in una intervista apparsa sull’ultimo numero di Sette, il cantautore ritorna alla sua giovanile esperienza di giornalista.



Dell’importanza delle Preture nella storia italiana non solo giudiziaria, e del film omonimo alla rubrica guccinana, abbiamo già parlato qui; ora, visto che siamo finiti a parlare degli esordi giovanili di artisti poi divenuti celebri in altri campi, chiudiamo in bellezza con una vignetta di ambientazione pretorile di Federico Fellini, all’epoca vignettista per una rivista edita dalla casa editrice Nerbini.


5 commenti:

  1. Non c'entra niente, ma Paperone mi ha fatto ricordare che qualche mese fa feci una recensione per Retronika riguardante una storia di Rodolfo Cimino.
    Mi pare che Cimino passò i suoi guai con la patria "giustizia", ma sarei contento se qualcuno approfondisse (o lo avete già fatto?).
    In ogni caso gli servì quest'esperienza: invento la famosa "sentenza di Bartolomeo Pandetta", che recita: "Arrangiati & spera". Alta giurisprudenza!
    Mi sovviene che forse anche Steranko ebbe qualche problemino... ma potrebbe essere un falso ricordo. Chissà quanti sono i fumettari che per una ragione o l'altra son passati in aula...

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  2. In pratica, un discorso su Diritto e fumetto può essere declinato in tantissime forme.
    Nella mostra e nel catalogo GIUSTIZIA A STRISCE, si parla soprattutto di storie a fumetti con giudici come protagonisti.
    Ma si potrebbe parlare anche di:
    storie a fumetti con avvocati, notai o altri professionisti del diritto;
    storie a fumetti ambientate in carcere;
    uso del fumetto a scopo didattico per insegnare il diritto;
    fumettisti a processo penale per reati comuni (Steranko credo che rubasse auto da giovane, Cimino non lo so ma approfondirò la tua segnalazione);
    fumettisti in carcere (c’è un bel manga autobiografico che si intitola proprio “In prigione”; ma il caso più significativo mi sembra quello dei giovanissimi Ongaro e Faustinelli che, in carcere nel 1945 a Venezia, inventano l’Asso di Picche. Però anche un autore italiano che ora va per la maggiore si dice abbia avuto qualche guaio con la giustizia);
    fumettisti o editori a processo penale per le loro opere (ritengo che ancora nessuno abbia ben narrato la guerra giudiziaria ai fumetti neri italiani negli anni 60; ma si arriva a tempi più recenti coi sequestri di “Splatter” o delle opere della Topolin Edizioni. In Belgio, afnews ha dato conto di una iniziativa legale contro gli episodi di Tintin considerati razzisti);
    fumettisti o editori a processo civile per diritti d’autore (campo sterminato negli USA, partendo dal famoso processo alla Fawcett per plagio a Superman, continuando con la guerra legale di Siegel e Shuster per recuperare i diritti sull’Uomo d’acciaio, proseguendo con gli eredi di Kirby che ancora lottano contro la Marvel. In Italia, tempo fa si parlava di uno scontro legale tra Luciano Secchi e gli eredi di Magnus).
    Queste ricerche sono difficili perché:
    A) non interessano a nessuno;
    B) è difficilissimo trovare esperti di entrambi i rami del sapere;
    C) è difficilissimo trovare documentazione.
    Questo blog servirebbe anche a coltivare questi spunti, ma occorrerebbe tempo per dedicarvisi e un minimo di feedback da parte dei lettori (non dico a te, che sei sempre molto presente con segnalazioni competenti).
    Comunque nel catalogo un riferimento ad un fumettista c’è; si tratta di uno dei padri dei crime comics, Bob Wood, condannato per omicidio, e l’episodio è ripreso dal libro di Joe e Jim Simon, The comic book makers, una vera miniera di notizie su quelli che chiami “vecchiumi”.

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    1. Ciao, uno dei commenti a quella mia recensione faceva riferimento al fatto che Cimino "era stato in carcere", ma non approfondiva. La cosa mi colpì.
      Ora, io da perfetto ignorante qual sono cercai in rete su chi si occupa di fumetti, ma francamente non sono riuscito a trovar nulla di "chiaro" su Cimino, però vedendo un commento di Luciano Gatto sul forum Papersera, mi venne un sospetto:

      http://www.papersera.net/cgi-bin/yabb/YaBB.cgi?num=1070541695/30

      Rodolfo Cimino Assessore PSI alla Provincia di Venezia.
      E guardando l'archivio di Repubblica, indovinate dove finì, nell'86, un Rodolfo Cimino assessore ai lavori a Venezia? In galera per tangenti! :D
      La cosa "divertente" (si fa per dire) è che in queste ricerche "incrociate" non sono mai riuscito a trovare la SICUREZZA che il Cimino assessore e il Cimino fumettaro fossero... lo stesso Cimino. Quindi tuttora sto facendo solo ipotesi.
      Potrebbero anche NON esserlo, ma se lo sono, la cosa "divertente" (si fa sempre per dire)è che nei pezzi dedicati al fumettaro non si faccia cenno all'assessore, e viceversa.
      Ho smesso quasi subito queste ricerche alla "Law & Order" perché:
      1) Ho sempre amato e ammirato il Cimino fumettista (dell'assessore mi frega assai)e mi sono molto addolorato quando è scomparso.
      2)Il Cimino assessore alla fine è stato assolto.
      3)ANCHE SE sono la stessa persona, nulla inficia la grande validità morale di alcune storie Paperoniane di Cimino.
      Buona serata :)

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    2. Non ne sapevo nulla, mi hai incuriosito ed ho fatto anch'io una rapida ricerca su Internet, giungendo alla conclusione che si tratti della stessa persona. Manca la prova certa, ma direi che è un sillogismo. Il Cimino sceneggiatore fu anche assessore (Gatto dixit); un assessore a nome Rodolfo Cimino fu arrestato; insomma, o si tratta di un clamoroso caso di omonimia, o siamo lì.
      Ma non ho mai perso la stima nel cantautore Vecchioni quando fu arrestato, figuriamoci se la perdo (alla memoria) per lo sceneggiatore Cimino, che da piccolo ho molto amato.
      Semmai la cosa curiosa è che, in Italia, gli sceneggiatori di fumetti hanno, ed hanno avuto, professioni "ufficiali", o parallele, insospettabili. L'assessore mi mancava, ma di sicuro c'è stato il funzionario delle dogane,il giornalista, il maestro (in Francia, come ho scritto qualche tempo fa, anche un avvocato).
      Sarei curioso di sapere quante persone, in Italia, in questo momento, vivono esclusivamente di sceneggiature fumettistiche.

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    3. Sì è lo stesso Cimino.

      Ricordo che alla Mondadori, dove si pubblicava Topolino, si parlava del ritorno al fumetto di Cimino dopo che si era bruciato la carriera politica con la condanna per corruzione.

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